Brano tratto da
Rivista di Psicologia Clinica, n.2, 1995 pg. 5-20
Il rapporto individuo-contesto
Renzo Carli
Dipartimento di Psicologia, Università di Roma, ?La Sapienza
Il modo di essere inconscio della mente risponde ad alcune caratteristiche che lo rendono acontestuale.
Per converso, le differenziazioni più primitive del modo di essere inconscio contribuiscono ad una configurazione di contesto: penso alle categorie ?affettive? dentro-fuori, davanti-dietro, alto-basso che, pur se riferite alle esperienze somatiche, possono contribuire ad una differenziazione emozionale del rapporto con ?l?altro? e quindi alla configurazione di varietà contestuali.
Si tratta di categorie che possono contribuire alla comprensione di momenti storici, di dinamiche culturali, di modalità di dispiegamento sociale.
Dentro-fuori; l?appartenenza e l?estraneità, l?in-group e l?out-group, i blocchi contrapposti, le ideologie come luoghi di aggregazione e di divisione; ma anche i ?distintivi? all?occhiello, le tessere di iscrizione, le uniformi e le divise da indossare nei convegni; l?amico e il nemico, il buono da mettere dentro e il cattivo da espellere, il cerchio come limite di separazione, il ministero degli interni, ma anche l?arredamento da interni, e la televisione che porta dentro ciò che sta fuori, che crea idee, modi, comportamenti ?da interni?, in un passaggio senza soluzione di continuità dallo ?Studio Uno? al salotto di casa ed all?ascolto in interno, ciabatte, noccioline, un goccio di whisky e la poltrona sempre più consunta, tanto è quella da Tivù. E? un?epoca che si può caratterizzare emozionalmente come dentro-fuori.
Grande-piccolo; il potere dell?uno sull?altro, degli uni sugli altri. I quattro grandi, ma anche i grandi letterati, i grandi fisici, quello è un grand?uomo. La sicurezza sfrontata di chi ha santi in paradiso; i grandi politici che pensano a noi piccoli uomini, piccola borghesia, piccoli imprenditori, piccoli fratelli.
Giocare alla grande, vivere alla grande, ma anche il grande vecchio, fondare un grande partito, o rilanciare una grande azienda. Una vecchia canzone di Michele Straniero parlava della mediocrità di chi si accontenta: una piccola casa, una piccola messa alla domenica, una piccola Fiat. . .etc.
Le differenze di potere e quelle di appartenenza hanno costituito i modi per la strutturazione dei contesti nell?Italia, dal dopoguerra ad oggi, accompagnando una generazione, la mia, negli ideali e nella meschinità, nelle realizzazioni e nella distruzione.
Davanti-dietro. Viene alla mente Ruskin che si arrampica su una lunga scala appoggiata alla parete sinistra di San Zanipolo, o a quella del transetto dei Frani di Venezia, per guardare dietro ai monumenti funebri ivi stratificati nei secoli.
Là sta la differenza tra gotico e rinascimento, dice il grande studioso inglese nelle sue Pietre di Venezia: i gotici finivano anche ?dietro? le loro figure funebri, mentre col rinascimento inizia l?era dell?apparenza, delle finzione. Vedere per credere.
Davanti, d?altro canto, vuoi dire schiettezza; ma anche il luogo della differenza, di ciò che si vede.
Dietro è il lavorare nell?occulto, il prendere in giro, il circuire.
Stiamo vivendo un momento della storia del nostro Paese caratterizzata dalla convinzione di poter finalmente sapere cosa stava dietro a gruppi di potere o di appartenenza, ad avventure e successi politici, aziendali, di consorterie, gruppi e società più o meno segrete. Ma anche la convinzione solida che ?certi? segreti non verranno mai svelati, che nessuno arriverà mai a sapere bene cosa stava dietro a ?certi? avvenimenti.
3. I modi di conoscenza degli psicologi
Ho proceduto sino a questo momento per categorie allusive, atte a definire dimensioni contestuali non riferibili a precise strutture organizzative quanto invece a momenti culturali, situazioni, ?climi? politici e sociali che tutti noi possiamo riconoscere anche nella nostra più recente esperienza.
Le categorie utilizzate sono riferibili alla più primitive simbolizzazioni affettive, quelle simbolizzazioni che ontogeneticamente e, forse, filogeneticamente hanno segnato la storia dell?uomo, la sua capacità di ?uscire? dall?universo omogeneo indivisibile del modo di essere inconscio (Matte Bianco, 1975) per ?organizzare? differenze emozionali nel proprio rapporto con il mondo.
Ma non è questo aspetto che qui interessa sottolineare; aspetto che rimanderebbe necessariamente al ?bambino? o alla fase ?bambina? dell?umanità. Rimando in proposito al saggio di Beretta (1974), che dopo molti anni rimane ancora una pietra miliare per la conoscenza psicologica di questa tematica.
Qui interessa, di contro, evidenziare che queste simbolizzazioni affettive sono ?condivise? socialmente; e che tale ?condivisione? avviene nel registro del modo di essere inconscio della mente per chi condivide relazioni definite entro le strutture sociali: siano queste ultime le strutture familiari, quelle lavorative, di partecipazione politica o di fruizione dei mezzi di comunicazione di massa, televisione in particolare.
Ho proposto di chiamare collusione questa fenomenologia che regola l?interazione di ciascuno di noi con il contesto; contesto per definizione relazionale, dato che il modo di essere inconscio della mente conosce per simbolizzazioni affettive, quindi intenzionate, ogni ?stimolo? ambientale.